L’arte di fumare nei secoli

Stralcio, tratto dalla pubblicazione
“PIPE”
di Giuseppe Bozzini
Casa editrice Stella Polare -1990
 Il primo riferimento scritto a una pipa per tabacco, in Europa, è del 1535; le prime pipe «storiche» sono fabbricate in Inghilterra intorno al 1575 e sono di argilla, di terracotta. Ma anche la pipa ha una sua preistoria. Oggetti di scavo venuti alla luce a Cipro, nei mounds dell’America del Nord, in Olanda, in Irlanda, in Scozia, hanno avuto l’attribuzione di pipe. Sono generalmente d’argilla o di pietra e quelle scozzesi, per esempio, sono state battezzate Celtic pipes o Elfin pipes. Oggetti di ferro rinvenuti nel Giura bernese sono stati definiti pipe preistoriche dall’ingegnere svizzero che li ha trovati; ma altri studiosi collocano queste presunte pipe in una generica epoca gallo-romana. Nel dipinto ercolanense (ora al Museo Nazionale di Napoli) famoso con il titolo di Giocatrici di astragali una delle figure femminili ha in bocca qualcosa che assomiglia a una pipa, ma probabilmente non lo è…….
È stato facile scoprire che il fuoco può dare fumi aromatici, profumati e inebrianti: i passi successivi sono stati quelli di aspirare più comoda mente e abbondantemente con un tubo o una canna, e quindi di rendere il fumo «portatile»….
Come si è detto, la pipa compare in Europa, con il tabacco, verso la metà del ‘500. La si vede nella bocca di marinai spagnoli e portoghesi, successivamente di quelli inglesi ed è proprio in Inghilterra che la pipa ha la sua prima affermazione (Sir Walter Raleigh la introduce persino a corte). Artigiani inglesi esportano nei Paesi Bassi la produzione delle pipe di terracotta e gli olandesi diventeranno presto i più grandi produttori di «pipe di gesso» (in realtà, argilla bianca) che ancora oggi si usano e che hanno la loro capitale, con relativo museo, a Gouda.
Tutte pipe piccole, agli inizi, perché il tabacco è raro e costoso. Il suo uso è osteggiato in vari paesi, ma la guerra dei Trent’anni diffonde la pipa in tutta Europa. Accanto alle pipe di argilla (che, secondo la terra usata e i sistemi di cottura, possono essere bianche, rosse e anche nere) hanno un loro spazio le pipe di legno, nel cui genere diventeranno famose quelle tedesche di Ulm…
Nel ‘700 la pipa deve fare i conti con il propagarsi, specie nelle classi più elevate, della voga del fiuto che dà origine alla produzione di oggetti spesso di pregio artistico (si pensi alle tabaccherie) e a un vero e proprio rito sociale. La pipa, a sua volta, si impreziosisce e si differenzia nelle forme e nella materia prima: metalli più o meno nobili e persino vetro, ricercata specialità, questa, di Bristol e di Venezia. Ma è l’uso di una nuova materia, la schiuma, a segnare un’ulteriore epoca di trionfi.
Il nome originale, Meerschaum, è di derivazione tedesca e significa schiuma di mare, con evidente riferimento al colore bianco, alla leggerezza e alla porosità della materia, In realtà si tratta di un minerale, precisamente silicato idrato di magnesio o magnesite, rintracciabile in varie parti del mondo, ma è particolarmente pregiato quello che si estrae in Asia Minore, il più adatto per fare pipe scolpite o intagliate. Per la facilità della lavorazione, la schiuma si presta a vere e proprie creazioni d’arte e gli scultori hanno saputo ricavarne pipe monumentali che oggi costituiscono i pezzi più pregiati di ogni grande collezione e sono conservate in numerosi musei.…
La schiuma autentica, infatti, è costosa, esige una lavorazione tutta manuale, ed è quasi sempre abbinata a un bocchino di ambra, materia altrettanto costosa; in più, per la sua delicatezza e fragilità, comporta un astuccio. Vienna diventa e resta per molti anni il centro della fabbricazione e del commercio, ma le più quotate pipe da collezione sono quelle prodotte a Parigi nella prima metà dell’ottocento. Se ne fanno e se ne fumano anche oggi, non più gigantesche e scolpite, ma lineari e piccole, ma però la schiuma è ormai una nobile decaduta, un po’ per la grande delicatezza e un pò per la crescente presenza di falsi, cioè materiali che imitano la vera schiuma ma non hanno i pregi…
La produzione della pipa di radica in grande stile comincia a Saint-Claude verso la metà dell’800; pochi decenni dopo si aprono fabbriche in Italia, nella zona del lago di Varese mentre il nostro paese si rivela come il maggior serbatoio di radica, e della migliore qualità. Verso la fine del secolo l’ebanite sostituisce quasi del tutto ambra, corno, osso e avorio che erano prima usati per il bocchino; in tempi recenti all’ebanite si affianca il metacrilato.
Nata in Francia, la pipa moderna di radica acquisisce patenti di nobiltà in Inghilterra….
Il fitto disegno delle venature, merito della natura, ha in qualche modo preso il posto di quelle sfumature di colore che nella pipa di schiuma erano il prodotto della sapiente e paziente arte del culottage. La colorazione, l’imbrunimento progressivo e uniforme si ottenevano con le fumate che si susseguivano, ma soprattutto con un’opera di alta saggezza e di pazienza unita a senso artistico. C’erano anneritori di professione, proprio gente pagata per culotter, ma i pipatori degni di questo nome non avrebbero mai rinunciato al faticoso e delicato piacere di farlo di persona. Contro quella che era la suprema aspirazione del possessore di una schiuma congiuravano molti elementi: l’aria, gli schizzi di nicotina la stessa traspirazione della pelle umana. Per questo erano consigliati guanti di filo bianco; e alcuni pezzi da collezione sono racchiusi in astucci dotati di fori appositi che consentivano di fumare la pipa  senza toccarla. Con un abile coulottage la pipa si rivestiva di una meravigliosa gamma di colori che andavano successivamente dal bianco dorato al nero-bruno passando per sfumature «rosa di Cina pallido, giallo di Napoli, giallo oro, arancione pallido, bruno-rosato, marrone d’India, cuoio di Cordova, bruno caldo, bruno rosso, cappuccino scuro e finalmente nero assoluto». Abbiamo citato testualmente il francese E. Clerc, storico e poeta della schiuma…
 
 
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Il fumo nuoce gravemente alla salute
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